
Come è nata la tua passione per la corsa?
Dopo il periodo del Covid le palestre hanno subito tante limitazioni e tra le varie
chiusure imposte era diventato difficoltoso frequentarle con costanza.
Devo il mio avvicinamento a questa disciplina ad Anna Maino, che mi aveva
coinvolto nella community Run with us
– Quando hai capito che volevi cimentarti in gare di livello internazionale?
Non mi prendo mai sul serio e tutto è nato per gioco.
Alcuni miei amici erano iscritti ai Runner Desio e, nonostante abito a Seregno,
non ho avuto esitazioni nel scegliere questa squadra.
La mia prima mezza è stata improvvisata: correvo da tre mesi, mai fatto 21 km
e non indossavo il Garmin. Non mi importava il passo, la velocità…
Col tempo ho preso consapevolezza che allenarsi bene è importante non solo per
performare, ma per stare bene preservare lo stato di salute.
– Cosa ti ha spinto a partecipare proprio alla Maratona di New York, una
delle più famose ed impegnative al mondo?
La maratona di New York era nei miei progetti futuri, ma non in programma per
il 2025.
Dopo la Maratona di Berlino 2024, la mia prima major, sono stata inserito
dall’Abbott Major Marathons nell‘Abbott Aged Group.
A febbraio ricevo una mail che ero stata selezionata per partecipare al Mondiale
Master di categoria che si sarebbe svolto a New York durante la maratona.
All’inizio non ho dato rilevanza e credevo fosse un fake, ma quando ho
realizzato che fosse tutto reale, come potevo lasciar perdere un’occasione
simile?
– Quanto tempo hai dedicato alla preparazione per questa maratona?
Ho iniziato la preparazione ufficiale ad agosto, quindi tre mesi.
– Come hai organizzato la tua routine di allenamento nei mesi precedenti?
Ho la fortuna di essere seguita da un professionista del running Roberto Cella,
che programma i miei allenamenti suddivisi in 5 giorni, tra ripetute, corsa lenta
e lunghi.
– Hai dovuto fare sacrifici particolari per conciliare sport, lavoro e vita
personale?
Volere è potere. E tutta questione di organizzazione, ritagliarsi i propri spazi per
allenarsi conciliando i vari impegni della quotidianità è piuttosto complicato, ma
sono determinata e resiliente nella vita e ciò mi ha aiutato nella corsa.
– Ci sono state difficoltà fisiche o mentali durante la preparazione? Come le
hai superate?
Dal 2023 ho avuto problemi di salute, precisamente distacchi di retina
dell’occhio destro, che mi hanno fatto saltare diverse gare.
Ero in lista da parecchio tempo per rimuovere il densiron dall’occhio e a metà
settembre mi hanno chiamato per l’operazione.
Ho avuto un po’ di esitazione ad accettare, il mio pensiero era New York a cui
non avrei mai rinunciato.
L’intervento si è rivelato parecchi invasivo, sono stata ricoverata per 4 giorni e
mi sono fermata con la preparazione fisica ma non mentale.
Ho effettuato gli ultimi allenamenti con i punti nell’occhio, ma nulla poteva
fermare la mia caparbietà.
– Raccontaci le emozioni della partenza: cosa si prova a essere sulla linea di
start insieme a migliaia di corridori di tutto il mondo
Fai innanzitutto una levataccia, sveglia prestissimo perché devi prendere il
traghetto per Staten Island.
All’ingresso del Ferry Boat, ci sono molti volontari che ti aspettano e ti incitano
e inizia a salire l’andrenalina.
Sali sul pullman che ti porta al villaggio adibito per accogliere tutti i runners;
sono stata fortunata perchè all’Aged Group era riservata un’area in cui stare al
caldo e fare colazione e assegnata la Wave 1 partenza ore 9.10.
Quando sono entrata in griglia il cuore batteva forte forte, poi ho raggiunto la
start line e via sul ponte di Verrazzano.
– Qual è stato il momento più bello della gara?
La maratona di New York va vissuta miglio per miglio.
Le note musicali di New York New York ti accompagnano verso la linea di
partenza, sul percorso migliaia di persone tifano, corri nel frastuono, solo
percorrendo il Queensboro Bridge c’è silenzio e si sentono i passi dei corridori
ma quando lo hai attraversato scoppia un boato di voci urlanti.
L’arrivo in Central Park è emozionante, le gambe sono dure in questo saliscendi.
– E quello più difficile in cui hai pensato di non farcela?
Non c’ è stato un solo istante in cui ho pensato di non farcela.
Non ero allenata nelle salite e non sono un atleta muscolare, semplicemente
rallentavo, senza farmi prendere dall’ansia da prestazione.
– Come descriveresti l’atmosfera di New York durante la maratona?
Atmosfera magica e surreale, la maratona è una grande festa per tutta la
metropoli, contrariamente a quanto succede in Italia, che quando chiudono le
strade per le competizioni, le persone sono irascibili e si lamentano per il disagio.
– Hai avuto incontri particolari con atleti internazionali?
Sul traghetto ero seduta vicino a Lorenzo Lotti, ho incontrato Sara Galimberti e
Stefano Baldini.
– Sei soddisfatta del tuo risultato finale?
Soddisfatta al 100%, non ero preparata per un percorso saliscendi e ne ero
consapevole.
Ricevere la medaglia del mondiale è stata la mia grande rivincita dopo un
periodo buio.
– Cosa hai imparato da questa esperienza come atleta e come persona?
New York è una maratona commerciale, alla portata di tutti, e nessuno viene
escluso dalla possibilità di finirla, senza discriminazione.
Ogni maratona è un viaggio e in questo ho avuto di fianco mio papà che dal cielo
mi seguiva, e a cui ho dedicato la medaglia.
– C’è qualcosa che faresti diversamente se dovessi ripetere la gara?
Non credo che rifarò la maratona di New York, prediligo l’effetto sorpresa del
percorso. Ho iniziato a correre dopo i 50 anni, quindi ho uno spazio temporale
limitato per programmare le gare.
Gestisco ogni gara in modo diverso, in base alla forma fisica e allo stato d’ animo
di quel momento.
– Dopo New York, quali sono i tuoi prossimi obiettivi sportivi?
Sono iscritta alla maratona di Valencia e a marzo destinazione Roma, anche se
per scaramanzia non dovrei mai svelare le mie gare, in quanto troppo spesso le
cose non vanno per il verso giusto.
– Ti piacerebbe partecipare ad altre maratone internazionali?
Con il risultato di New York, continuo a far parte dell‘Abbott Aged Group e
sono stata inserita per partecipare al mondiale 2026 che si svolgerà a Cape Town.
Ho la possibilità di decidere entro gennaio, sarebbe un sogno ma ci sono altre
priorità nella vita ed impegni importanti, per cui non credo di perfezionare
l’iscrizione.
– Che messaggio vorresti dare a chi sogna di correre una maratona ma non
trova il coraggio?
Mi sono iscritta alla mia prima maratona dopo due anni che avevo iniziato a
correre; ho scelto Milano, per la comodità.
Consiglio come debutto di scegliere una maratona vicino casa, senza fuso orario,
e vincoli legati all‘alimentazione o al dormire non nel proprio letto.
Se si va all’estero o in Italia in un’altra città si rischia di percorrere tanti
chilometri il giorno prima, che è inevitabile.
L’ideale sarebbe riposare il giorno prima della maratona.


