intervista A ROBERTA TREZZI

Dopo il periodo del Covid le palestre hanno subito tante limitazioni e tra le varie

chiusure imposte era diventato difficoltoso frequentarle con costanza.

Devo il mio avvicinamento a questa disciplina ad Anna Maino, che mi aveva

coinvolto nella community Run with us

Non mi prendo mai sul serio e tutto è nato per gioco.

Alcuni miei amici erano iscritti ai Runner Desio e, nonostante abito a Seregno,

non ho avuto esitazioni nel scegliere questa squadra.

La mia prima mezza è stata improvvisata: correvo da tre mesi, mai fatto 21 km

e non indossavo il Garmin. Non mi importava il passo, la velocità…

Col tempo ho preso consapevolezza che allenarsi bene è importante non solo per

performare, ma per stare bene preservare lo stato di salute.

La maratona di New York era nei miei progetti futuri, ma non in programma per

il 2025.

Dopo la Maratona di Berlino 2024, la mia prima major, sono stata inserito

dall’Abbott Major Marathons nell‘Abbott Aged Group.

A febbraio ricevo una mail che ero stata selezionata per partecipare al Mondiale

Master di categoria che si sarebbe svolto a New York durante la maratona.

All’inizio non ho dato rilevanza e credevo fosse un fake, ma quando ho

realizzato che fosse tutto reale, come potevo lasciar perdere un’occasione

simile?

Ho iniziato la preparazione ufficiale ad agosto, quindi tre mesi.

– Come hai organizzato la tua routine di allenamento nei mesi precedenti?

Ho la fortuna di essere seguita da un professionista del running Roberto Cella,

che programma i miei allenamenti suddivisi in 5 giorni, tra ripetute, corsa lenta

e lunghi.

personale?

Volere è potere. E tutta questione di organizzazione, ritagliarsi i propri spazi per

allenarsi conciliando i vari impegni della quotidianità è piuttosto complicato, ma

sono determinata e resiliente nella vita e ciò mi ha aiutato nella corsa.

Dal 2023 ho avuto problemi di salute, precisamente distacchi di retina

dell’occhio destro, che mi hanno fatto saltare diverse gare.

Ero in lista da parecchio tempo per rimuovere il densiron dall’occhio e a metà

settembre mi hanno chiamato per l’operazione.

Ho avuto un po’ di esitazione ad accettare, il mio pensiero era New York a cui

non avrei mai rinunciato.

L’intervento si è rivelato parecchi invasivo, sono stata ricoverata per 4 giorni e

mi sono fermata con la preparazione fisica ma non mentale.

Ho effettuato gli ultimi allenamenti con i punti nell’occhio, ma nulla poteva

fermare la mia caparbietà.

Fai innanzitutto una levataccia, sveglia prestissimo perché devi prendere il

traghetto per Staten Island.

All’ingresso del Ferry Boat, ci sono molti volontari che ti aspettano e ti incitano

e inizia a salire l’andrenalina.

Sali sul pullman che ti porta al villaggio adibito per accogliere tutti i runners;

sono stata fortunata perchè all’Aged Group era riservata un’area in cui stare al

caldo e fare colazione e assegnata la Wave 1 partenza ore 9.10.

Quando sono entrata in griglia il cuore batteva forte forte, poi ho raggiunto la

start line e via sul ponte di Verrazzano.

La maratona di New York va vissuta miglio per miglio.

Le note musicali di New York New York ti accompagnano verso la linea di

partenza, sul percorso migliaia di persone tifano, corri nel frastuono, solo

percorrendo il Queensboro Bridge c’è silenzio e si sentono i passi dei corridori

ma quando lo hai attraversato scoppia un boato di voci urlanti.

L’arrivo in Central Park è emozionante, le gambe sono dure in questo saliscendi.

Non c’ è stato un solo istante in cui ho pensato di non farcela.

Non ero allenata nelle salite e non sono un atleta muscolare, semplicemente

rallentavo, senza farmi prendere dall’ansia da prestazione.

– Come descriveresti l’atmosfera di New York durante la maratona?

Atmosfera magica e surreale, la maratona è una grande festa per tutta la

metropoli, contrariamente a quanto succede in Italia, che quando chiudono le

strade per le competizioni, le persone sono irascibili e si lamentano per il disagio.

Sul traghetto ero seduta vicino a Lorenzo Lotti, ho incontrato Sara Galimberti e

Stefano Baldini.

Soddisfatta al 100%, non ero preparata per un percorso saliscendi e ne ero

consapevole.

Ricevere la medaglia del mondiale è stata la mia grande rivincita dopo un

periodo buio.

New York è una maratona commerciale, alla portata di tutti, e nessuno viene

escluso dalla possibilità di finirla, senza discriminazione.

Ogni maratona è un viaggio e in questo ho avuto di fianco mio papà che dal cielo

mi seguiva, e a cui ho dedicato la medaglia.

Non credo che rifarò la maratona di New York, prediligo l’effetto sorpresa del

percorso. Ho iniziato a correre dopo i 50 anni, quindi ho uno spazio temporale

limitato per programmare le gare.

Gestisco ogni gara in modo diverso, in base alla forma fisica e allo stato d’ animo

di quel momento.

Sono iscritta alla maratona di Valencia e a marzo destinazione Roma, anche se

per scaramanzia non dovrei mai svelare le mie gare, in quanto troppo spesso le

cose non vanno per il verso giusto.

Con il risultato di New York, continuo a far parte dell‘Abbott Aged Group e

sono stata inserita per partecipare al mondiale 2026 che si svolgerà a Cape Town.

Ho la possibilità di decidere entro gennaio, sarebbe un sogno ma ci sono altre

priorità nella vita ed impegni importanti, per cui non credo di perfezionare

l’iscrizione.

Mi sono iscritta alla mia prima maratona dopo due anni che avevo iniziato a

correre; ho scelto Milano, per la comodità.

Consiglio come debutto di scegliere una maratona vicino casa, senza fuso orario,

e vincoli legati all‘alimentazione o al dormire non nel proprio letto.

Se si va all’estero o in Italia in un’altra città si rischia di percorrere tanti

chilometri il giorno prima, che è inevitabile.

L’ideale sarebbe riposare il giorno prima della maratona.

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