
Il defaticamento è una parte fondamentale di ogni programma di allenamento ben strutturato, ma troppo spesso viene sottovalutato o addirittura saltato.
È il momento di transizione che permette al corpo di tornare gradualmente in equilibrio dopo uno sforzo fisico.
Non è “tempo perso”, è allenamento intelligente.
A cosa serve?
Il defaticamento può avere ruoli diversi, a seconda del contesto:
– a fine allenamento: aiuta lo smaltimento delle scorie metaboliche, favorendo un recupero più rapido e riducendo rigidità e indolenzimenti.
– nei giorni successivi a lavori intensi o gare: agisce come rigenerante, mantenendo attiva la circolazione e il tono muscolare.
– durante fasi di carico elevato: diventa una forma di recupero attivo, utile a sostenere la continuità degli allenamenti senza aggiungere stress.
Come si esegue?
Il defaticamento consiste in:
– corsa molto leggera o camminata dinamica di 10–20 minuti
– intensità non superiore al 60–65% della VR.
In alternativa vanno benissimo anche:
– bici, rulli
– piscina
L’obiettivo è uno solo: far girare le gambe.
Lo sforzo deve essere percepito come facile, fluido e continuo, con respiro regolare e frequenza cardiaca in progressiva discesa.
Perché è così importante?
Un buon defaticamento:
– accelera lo smaltimento dell’acido lattico se svolto subito dopo uno sforzo intenso,
– favorisce il ritorno venoso e la riossigenazione muscolare,
– contribuisce alla riparazione dei microtraumi,
– aiuta il riequilibrio del sistema nervoso,
– migliora la sensazione di benessere e la qualità della seduta successiva.
Il defaticamento non va confuso con il fondo lento: ha obiettivi diversi ed è uno strumento specifico di recupero attivo, da eseguire con consapevolezza e controllo.
Ricordate: non basta allenarsi duramente, serve anche imparare a recuperare bene.
Il defaticamento è l’allenamento invisibile che fa la differenza nel lungo periodo.
