
Negli ultimi anni si presta molta attenzione all’alimentazione durante la preparazione ad una gara.
Partecipando ai vari webinar si è trattato spesso l’argomento, che nel tempo si è evoluto seguendo diversi regimi e scuole di pensiero.
L’alimentazione è passata dalla ormai superata dieta dissociata (scarico e poi carico di carboidrati), a modelli che enfatizzano la “potenza lipidica”, fino alla chetogenica (che nella corsa di endurance ad alta intensità si è dimostrata poco efficiente), per arrivare oggi a privilegiare i carboidrati, fondamentali per il ripristino del glicogeno muscolare e per mantenere livelli adeguati di glucosio nel sangue durante lo sforzo.
Il glicogeno, infatti, è il carburante principale nelle prestazioni sopra una certa intensità; quando cala, cala anche la performance. Il famoso “muro” della maratona.
Per trasparenza: non sono mai stato un fanatico dell’alimentazione.
Ma in preparazione di alcune 100 km o di maratone per me importanti mi sono messo in riga anche io… con risultati non sempre così evidenti.
Questo mi ha portato alla conclusione che l’alimentazione incide, ma non è mai un fattore isolato: allenamento, recupero e gestione dello stress contano almeno quanto
E a dimostrazione di tutto questo, i miei migliori tempi li ho fatti con un pre-gara a pizza e birre!
Perché alla fine, più che il “cibo perfetto”, conta arrivare alla gara con scorte di glicogeno piene, una buona idratazione e uno stomaco “tranquillo”, cioè abituato a ciò che si mangia, sia in gara che fuori.
Non sono un grande esempio e proprio per questo non do mai consigli, ma racconto il mio vissuto e rimando sempre a un nutrizionista sportivo per un consiglio tecnico competente.
Anche perché la tolleranza gastrointestinale è altamente individuale: quello che funziona per uno può non funzione per altri.
So bene che ci sono persone che in preparazione e in pre-gare prediligono un regime rigido, ma sono sempre più convinto che, seguendo uno stile di vita sano, non sia necessario porsi troppi limiti.
Secondo il mio punto di vista, l’approccio più efficace oggi è quello “periodizzato”: alimentazione più curata nei momenti chiave, ma sostenibile nel lungo periodo.
